
Il catalogo 2026 di Capovolte si amplia con nuovi titoli di saggistica femminista e narrativa decoloniale contemporanea, e muove i suoi passi verso nuovi orizzonti senza dimenticare le strade che ci hanno portate fin qui.
Iniziamo con due riedizioni speciali per il Black History Month, perché alcune parole non smettono mai di essere necessarie. A febbraio tornano in libreria, per la collana Intersezioni curata da Marie Moïse, Il luogo della parola di Djamila Ribeiro (traduzione di Monica Paes) e Memorie della piantagione di Grada Kilomba (traduzione di Marie Moïse e Mackda Ghebremariam Tesfau’). Due testi che hanno segnato il primo anno di vita di Capovolte e che oggi si ripresentano con una veste grafica completamente rinnovata e nuovi contenuti inediti, tra cui la prefazione di Chimamnda Ngozi Adichie a Ribeiro e quella di Murphy Tomadin e Ronke Oluwadare a Kilomba.
Proseguiamo con l’esordio fresco e luminoso di Yeniffer Lilibell Aliaga Chavez, autrice italo-peruviana che entra nella collana La Po Ra con un punto di vista a metà fra mondo coloniale e mondo colonizzato. Nel romanzo familiare Occhi foresta, Chavez esplora cosmologie non occidentali in un piccolo paesino delle Ande raccontando la storia di sua nonna Adela, che sceglie di ribellarsi agli stereotipi e alle convenzioni del Novecento pur di restare fedele al proprio desiderio.
A maggio ci prepariamo all’estate parlando di peli, di corpi e di norme, con A proposito di peli di Elena Beatrice e Daniele Lince: una riflessione semiseria sui bulbi piliferi che abitano il nostro corpo e sull’obbligo sociale, imposto soprattutto alle donne, di eliminarli a ogni costo.
A settembre ci avventuriamo nel linguaggio della graphic novel con un progetto firmato da Senza Violenza. E a ottobre attraversiamo l’oceano per arrivare in Argentina con la traduzione italiana di Contame cosas di Laura Rosso (traduzione e curatela di Roberta Granelli, Chiara Archetti e Mara Biagiotti), romanzo scritto per i vent’anni del collettivo femminista La Revuelta di Neuquén. Un libro che raccoglie le voci delle donne che hanno abortito quando farlo era illegale, intrecciandole con la nascita del movimento femminista argentino. Un intreccio di narrazioni affettive ed emozionali attorno all’aborto che emerge sia come esperienza nella solitudine che come esperienza collettiva e accompagnata.
In questo 2026 viaggeremo ancora dal margine al centro, dal silenzio alla voce, per continuare a capovolgere il mondo.