Il 2026 di Capovolte parte da una necessità tanto interna alla casa editrice quanto di relazione con le lettrici e i lettori, ovvero ripubblicare due testi che hanno segnato la storia del nostro percorso editoriale: Il luogo della parola di Djamila Ribeiro e Memorie della piantagione. Episodi di razzismo quotidiano di Grada Kilomba. Due testi che ragionano su saperi, pratiche, spazi di enunciazione, responsabilità e l’urgenza di nuovi linguaggi in relazione alla ferita coloniale e razziale.
Nella nuova edizione di Il luogo della parola, gli interstizi ancora poco esplorati, ma assolutamente rivelatori, dei femminismi neri prendono simbolicamente forma nella grafica di copertina a cura di Sabrina Gatto, in un gioco di intersezioni cromatiche e spazi di apertura germinativi. Ad arricchire il volume, due contributi più mai necessari: una prefazione firmata da Chimamanda Ngozi Adichie e un’introduzione a cura di Grada Kilomba. Voci che continuano ad alimentare il dialogo ancestrale tra donne nere nel pensare forme di resistenze ed esistenze. Un lavoro corale, anche nella revisione e aggiornamento della traduzione di Monica Paes.
Non da meno è stato il lavoro fatto su Memorie della piantagione. Episodi di razzismo quotidiano. Partendo dal lavoro materico che caratterizza la produzione artistica di Grada Kilomba, il collettivo e studio grafico Oficina Fritta di Lisbona ha realizzato per Capovolte una copertina che ci ha tolto il fiato. Per rendere speciale questa nuova edizione, hanno contribuito anche Ronke Oluwadare e Murphy Tomadin con una prefazione che riflette su un tema ancora poco affrontato: il ruolo dellə psicoterapeutə razzializzatə nella stanza di terapia. Anche qui, la sfidante traduzione di Mackda Ghebremariam Tesfaù e Marie Moïse è stata aggiornata per seguire le esigenze linguistiche in un presente in costante movimento. Un saggio che ha avuto un lungo percorso che ora, speriamo, continui a viaggiare.