sociologia

  • a cura di Stefania Doglioli e Elena Miglietti

    Imprecare è un’azione umana naturale, sana e perfino terapeutica. Quando ci arrabbiamo, quando la frustrazione raggiunge livelli critici, urlare un’imprecazione può restituire un senso immediato di sollievo e liberazione. Ma come lo si può fare in maniera consapevole e senza ledere la dignità altrui? Come si possono superare secoli di misoginia e sessismo condensati nelle parole senza reprimere la legittima rabbia che porta la voce a crescere e il linguaggio a liberarsi, anche attraverso le maledizioni? Perché è importante conoscere la storia e l’evoluzione dei termini che così comunemente utilizziamo per inveire? Attraverso un viaggio nel tempo (dall’antica Grecia all’epoca della trap), nelle latitudini che portano oltre confine, e nelle regioni italiane dove si scoprono le geniali inventive dei dialetti, passando per la musica, il cinema, lo sport e il giornalismo, questo Manuale di imprecazione etica si offre come cassetta degli attrezzi – con tanto di esercizi pratici – costruita in maniera corale e collettiva per comprendere, approfondire, sovvertire le regole, iniziare a imprecare con creatività.

    Ai testi delle curatrici Stefania Doglioli ed Elena Miglietti, si accompagnano i contributi di Veronica Coppo, Valeria Corciolani, Elisa Forte, Rossella Iannone, Claudia Lupo, Emanuela Marangon, Alessandra Racca, Roberta Sala, Sara Alessandra Sottile, Ferdinanda Vigliani, Elisabetta Zurigo.

    Prefazione di Antonella Parigi Postfazione di Arianna Montorsi Illustrazione di copertina Faida Acquifera
  • di Luiz Valério P. Trindade

    Come funzionano i discorsi d’odio sui social media? Chi sono i principali bersagli dei commenti intolleranti e razzisti che popolano le piattaforme? E quanto queste dinamiche sono connesse alla storia coloniale?

    Con una prospettiva che prende le mosse dalla storia della schiavitù in Brasile, dell’immigrazione italiana ed europea nel Paese sudamericano, della costruzione dell’identità nazionale anche attraverso il mito della “democrazia razziale”, il sociologo Luiz Valério Trindade apre una finestra sui processi che, tra passato e presente, stigmatizzano le persone razzializzate e migranti e sui canali attraverso cui essi si perpetuano. Un percorso che analizza nel profondo i meccanismi dei social media, principale arena di proliferazione dei discorsi d’odio, piazze virtuali dominate da logiche di profitto che si trasformano in vero e proprio luogo di punizione.

    «Una gogna virtuale», scrive nella prefazione la Commissaria Agcom Elisa Giomi, «dove la violenza e l’umiliazione si manifestano attraverso lo schermo», con l’obiettivo di «mantenere le vittime in una condizione di subalternità, marginalizzazione e disumanizzazione».

    Traduzione dal portoghese (Brasile) di Silvia Stefani Prefazione di Elisa Giomi Postfazione di Ndack Mbaye BIBLIOGRAFIA COMPLETA SCARICA L'INFOGRAFICA SULL'HATE SPEECH
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